3° Lab Teatrointransizione – il Cosa – LA TESTA

 – Ma allora Voi “della Transizione” cosa fate praticamente?
– Cerchiamo di pensare bene. – Cristiano Bottone

Dopo i primi due incontri del laboratorio di TeatroinTransizione, dove abbiamo indagato sul PERCHE’ (n.1) e sul COME (n.2), in questo terzo appuntamento (il 21 febbraio) abbiamo iniziato a costruire il COSA sarà questo spettacolo sulla Transizione che è necessario intraprendere per uscire da questo attuale modello socio-economico insostenibile.

E da cosa siamo partiti? Nell’incertezza abbiamo pensato di procedere con il nostro metodo TESTA-CUORE-MANI (tutto ben spiegato in questo video).
Perché l’essere umano è fatto di questo, parti antiche come le MANI e il CUORE e più recenti come la TESTA. Emozioni, istinto e (a volte) razionalità che quasi mai sappiamo come gestire.
In questo incontro siamo partiti dalla TESTA, ma sempre in maniera teatrale.

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Il nostro Nostromo, al momento promosso Capitano, ha riproposto il “Viaggio nella tempesta perfetta”, la prima parte dello spettacolo da cui l’avventura del TeatroinTransizione è cominciata.
Siamo partiti immaginando di essere un gruppo di aborigeni, uno di quei popoli che ha vissuto in equilibrio per migliaia di anni con la Natura, con gli elementi – Terra, Acqua, Aria e Fuoco – di cui abbiamo parlato lo scorso incontro.
Mi ha fatto un certo effetto usare le stesse parole dopo quasi due anni. Mentre raccontavo del picco del petrolio e del riscaldamento globale mi rendevo conto di quanto velocemente la situazione stia evolvendo.
In quel momento era appena uscito il report IPCC che aveva avuto un certo rilievo internazionale, ma oggi dopo la conferenza di Parigi la minaccia del cambiamento climatico è sempre più nota; il problema è diventato così urgente da essere sulla bocca di tutti: i giornalisti dei quotidiani, i leader mondiali, l’enciclica del Papa, il discorso del vincitore degli Oscar.
Ma stiamo facendo ancora così poco rispetto a quanto necessario.
Nella tempesta perfetta ci siamo già: atmosfera e mari sempre più caldi (troppa energia), con sempre meno risorse (petrolio, materie prime, acqua pulita, terra fertile) a disposizione per affrontarne le conseguenze in un pianeta sempre più affollato.

Poi abbiamo ragionato sulla resilienza, che dobbiamo costruire nella nostra società, perché sempre più ci servirà. Abbiamo costruito una rete con i nostri corpi e ci siamo interrogati sulle caratteristiche che deve avere un sistema resiliente, cioè dotato della capacità di resistere ad uno shock esterno mantenendo le sue caratteristiche fondamentali. Deve avere tanta diversità, essere modulare, avere retroazioni ristrette (quando le conseguenze di un cambiamento nel sistema si propagano lentamente e con poca internsità nelle altre parti dello stesso).
Ci siamo quindi chiesti quanto sia resiliente la nostra alimentazione, immaginando da quanto lontano arrivano gli ingredienti delle tagliatelle della mamma (che qualcuno ci ha spiegato che non possono avere la sfoglia liscia!).
Siamo andati avanti con il gioco dell’evoluzione: abbiamo sviluppato la sequenza che ci ha trasformato da antiche meduse ad adolescenti di oggi che a capo chino “sfogliano” i loro smartphone.

Dopo aver provato quanto sia pericoloso non saper vedere oltre un palmo di mano, ci siamo seduti tutti insieme sulla cima della montagna. Visto dall’alto e da una certa distanza tutto appare più chiaro.
Perché questa società non prende un’altra direzione?
Perché continuiamo a fare così tante cose che fanno male non solo al pianeta, ma soprattutto a noi stessi?
E’ così difficile prendere un’altra strada come individui e come società?

Durante il brainstorming conclusivo, nel quale stavamo ragionando sui prossimi passi, improvvisamente è emerso il messaggio, il COSA vogliamo trasmettere con il nostro spettacolo (grazie Paola!):

“Cambiare Si può fare! Anche Tu lo puoi fare. E ne vale la pena.”

Come cominciare questo percorso, lo vedremo nella prossima puntata: il CUORE.

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